Uk, gli street magazine ispirano le pr

Lavorare con un occhio agli “street mag”, i magazine che dettano le regole del life-style, ovvero lasciarsi ispirare dai fenomeni spontanei che avvengono intorno a noi, adottando un approccio creativo al lavoro. Questo il nuovo credo per i professionisti delle pubbliche relazioni nel Regno Unito, almeno secondo Julian Henry, titolare di una delle principali agenzie di Londra, con un giro d’affari che supera i 3,5 milioni di euro l’anno. Maturando una profonda conoscenza del settore media relations e crescendo a fianco di partner come Coca-Cola, Emap, Universal, Sony Bmg, Henry ha raggiunto la convinzione che attraverso l’analisi dei ´fanzine’, le riviste indipendenti distribuite in un numero esiguo di copie, si acquisisce un punto di vista privilegiato delle abitudini, dei gusti e delle tendenze in atto. Comprendere e anticipare le scelte del proprio target è una caratteristica imprescindibile di chi fa pubbliche relazioni. In effetti questi periodici non subiscono condizionamenti da politica o lobby, ma sono costruiti intorno a concetti, visioni e anche fissazioni del tutto personali. Hooker, Marmalade e, primo fra tutti, Lula (una vera ´bibbia’ della moda londinese) affrontano tematiche assolutamente varie, favoriscono l’auto-espressione e stabiliscono rapporti intimi e consistenti con piccoli gruppi di persone. Ciò li rende uno strumento potente nelle mani delle aziende che desiderano raggiungere e conquistare un pubblico di giovani consumatori. In questo caso infatti, si possono conoscere elementi più significativi del tipo di bibita più venduta fra i teen-ager. Esistono poi esempi di periodici, costruiti anch’essi in modo creativo, essenziale e fashion, non solo sul piano dei contenuti, ma anche del lay-out e delle immagini. Dazed & Confused oppure Another Magazine, per esempio, riflettono il lavoro di professionisti all’avanguardia, che hanno elaborato gli stimoli provenienti dalla cultura della strada, facendone uno stile di vita intelligente, anticonformista e seducente. Questi aspetti vengono spesso sottovalutati dalle grandi agenzie di pubbliche relazioni: a detta di molti, sarebbero talmente strutturate, soprattutto nel Regno Unito, da non capire cosa succede intorno a loro.
Per esempio, si è persa l’abitudine di valutare attentamente la portata di una testata che comunica con creatività e indipendenza di giudizio, perché gli uomini di marketing si fermano a considerare il numero di copie vendute e la capacità di raccolta pubblicitaria. È come se volessimo assistere ad una vera e propria rivoluzione culturale, tipo l’avvento di internet e della tv digitale, stando comodamente seduti nelle nostre case e cercando di sincronizzare gli orologi sull’ora dell’inizio.
Stesso discorso vale nel campo della musica: molte delle etichette indipendenti in voga a Londra (tra cui Domino o Ninja Tunes) non sembrano affatto interessate alle consuete pratiche di analisi finanziaria, né alle ricerche di mercato: esattamente come accade per le riviste ´di strada’, cercano di fare del loro meglio per creare un prodotto artistico, invece di preoccuparsi di piacere a questo o quel segmento di clienti potenziali. Purtroppo, a parte casi isolati di multinazionali illuminate come Mtv, Becks, Playstation, Levi’s, l’industria delle pubbliche relazioni tende a ignorare questa sorta di movimenti spontanei e vigorosi che provengono dalle strade, forse per via delle grandi dimensioni delle agenzie in questione o perché i ´fanzines’ interessano a nicchie ristrette di individui. Resta il fatto che, le pubblicazioni indipendenti di musica, letteratura, cinema, sono invece importantissime, perché creando un vero e proprio stile di vita anticipano in modo autentico ciò che sarà e, quindi, sono in grado di orientare i gusti di una larga parte di popolazione.

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