Disciplinare, scuola sotto inchiesta

Puo’ capitare che un insegnante con alle spalle due distinte condanne, per reati sessuali verso sue alunne, non sia stato licenziato dalla scuola ma assolto dal consiglio di disciplina (adunanza del 21 luglio 2001). Motivazione addotta: l’amministrazione era nell’impossibilità di verificare gli addebiti, in quanto si trattava di fatti dichiarati, ma non circostanziati, in quanto non provati. Puo’ capitare che un preside scopra di avere tra i suoi collaboratori un dipendente condannato a 4 anni e 6 mesi di reclusione per il reato di violenza carnale in danni di malata di mente solo attraverso la stampa: perche’ la sentenza fosse comunicata dalla cancelleria del tribunale alla scuola sarebbero serviti, dopo formale richiesta, 21 mesi.
Sui gorghi neri nei quali si perdono i procedimenti disciplinari nei confronti dei dipendenti scolastici sta indagando il Cnpi, il Consiglio nazionale della pubblica istruzione, che ha ricevuto formale incarico dal ministro dell’istruzione, Beppe Fioroni. Al Cnpi Fioroni chiede di sapere i motivi dei ritardi, delle pastoie burocratiche, di quell’inerzia degli organismi disciplinari, generalizzata e spesso con risvolti assolutori nei confronti dei lavoratori, che fanno della scuola un caso, in negativo, nell’ambito delle pubbliche amministrazioni. Dopo il clamore di alcuni fatti di cronaca degli ultimi mesi, che hanno visto insegnanti protagonisti di indagini come autori di reati penalmente rilevanti, il ministro pare intenzionato a riformare le procedure con interventi amministrativi, quelli che competono al ministero, e a proporre modifiche normative, al governo e al parlamento. L’obiettivo è di stanare le mele marce, evitare di compromettere l’immagine del mondo della scuola per pochi ma eclatanti fatti.
In realtà i rilievi fortemente critici giungono da tempo dalla Corte dei conti, che sottolinea una situazione di grave ritardo e confusione. Nel labirinto delle competenze dei presidi, quelle dei direttori regionali, degli organismi disciplinari dei docenti delle scuole primarie e secondarie, dell’amministrazione centrale, nel labirinto dei rapporti tra procedimento penale e disciplinare può succedere, denuncia la Corte dei conti nel rapporto 2006, che un insegnante di ruolo condannato penalmente con sentenza passata in giudicato continui a essere in servizio presso la scuola. Le statistiche dicono che tra il deposito della sentenza e la notizia all’amministrazione passano in media 228 giorni, tra la notizia della condanna e l’apertura del procedimento disciplinare, utile per assumere decisioni in autotutela, passano in media quasi due mesi; perché il procedimento disciplinare sia concluso servono 176 giorni. E così la sanzione, che può andare dalla sospensione dal lavoro fino a sei mesi al trasferimento presso altro ufficio, può intervenire dopo mesi o anni dal fatto penale. Di licenziamento, poi, è difficilissimo parlare.
La scuola, è l’accusa, propende insomma per una difesa quasi d’ufficio del personale indagato, soprattutto se di ruolo, e a volte mostra di non conoscere le procedure da utilizzare per comminare la sanzione. Tanto che tra i vari punti all’esame del Cnpi figura anche la necessità di informare e formare in modo adeguato il personale dell’amministrazione che lavora al disciplinare. Le procedure sono complesse, ma sarebbero ulteriormente complicate dall’ignoranza di alcuni operatori. Anche su questo Fioroni è chiamato a intervenire.

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