Multimedia, maglia nera all’Italia

Multimedialita’: l’Italia allunga il passo, ma e’ ancora fanalino di coda dell’Europa. Se infatti gli italiani si sono evoluti, cogliendo le opportunità offerte dalle nuove tecnologie, rimangono ancora indietro rispetto agli altri paesi: siamo infatti avanti, anche se di poco, solo rispetto alla Francia, ma ancora indietro rispetto alla Spagna (nel 2006 61,3% di multimediali e 38,7% di monomediali), alla Germania (67,7% contro 32,3%) e alla Gran Bretagna (74,9 e 25,1%). Il dato più indicativo sulla scarsa predisposizione alle nuove tecnologie degli italiani e’ che 7 su 10 guardano unicamente la tv tradizionale. A dirlo l’ultimo rapporto Censis sulla situazione sociale del paese nella parte dedicata alla fruizione dei media. Ma, sottolinea il Censis, è bene ricordare che negli ultimi anni c’è stato un notevole passo in avanti dei multimediali, che erano il 46,6% del totale nel 2002 (anno a partire dal quale abbiamo dati confrontabili con gli attuali) e sono diventati il 53% nel 2006. Un risultato importante, raggiunto in particolare grazie all’apporto delle fasce più giovani e più istruite della popolazione. La natura di questo divario emerge chiaramente quando si osservano i consumi europei dei media. Già il modo dei consumatori italiani di avvicinarsi alla televisione è molto diverso rispetto agli altri paesi europei, in quanto in Italia tv significa ancora, principalmente, televisione analogica terrestre, cioè le tradizionali reti Rai e Mediaset (Milano: MS.MI – notizie) a cui si aggiunge La7 e poco altro, dato che il 72,1% degli italiani vede solo questo tipo di televisione. Non è in discussione il pubblico generale della tv tradizionale (che raggiunge il 94,5% degli spagnoli e il 94,9% dei britannici), quanto il fatto che nel panorama televisivo italiano la tv tradizionale concentra ancora su di sé un’attenzione pressoché esclusiva, mentre altrove l’effettiva possibilità di scelta tra canali diversi è molto elevata (specie se pensiamo alla Germania, dove l’esclusività della tv tradizionale si attesta al 49,6% della popolazione e alla Gran Bretagna, dove scende al 30,7%). Ma cosa cercano gli italiani nei mezzi di comunicazione? Il 46,5 % attribuisce importanza primaria alla musica, dopo vengono informazione e approfondimento, al terzo posto il bisogno di relazionarsi con gli altri. La multimedialità non è un fenomeno che ha a che fare solo con le nuove tecnologie. Il Rapporto Censis rileva come la distribuzione di allegati nei giornali abbia sicuramente aumentato il numero di lettori occasionali di libri. Infatti il 46,2% dei lettori afferma di aver comprato dei volumi allegati ai quotidiani; tra di essi l’84,7% ne ha acquistati da 1 a 10, l’8,2% tra 11 e 20 e il 4,7% più di 30. Questo significa, conclude il Rapporto, mediamente cinque volumi in più all’anno in ogni famiglia. E infatti l’italiano multimediale non trascura, ma anzi valorizza di più i vecchi strumenti di comunicazione, a cominciare dal libro: il Censis sottolinea come quest’anno, per la prima volta in sei anni, il numero di quanti hanno letto almeno un libro negli ultimi 12 mesi superi la metà della popolazione al di sopra dei 14 anni, ponendosi al 55,3%. Dato che comunque ci colloca ancora al di sotto degli altri paesi europei, che oscillano dal 62% della Francia al 75% della Gran Bretagna. Ma soprattutto quello che differenzia i lettori italiani da quelli degli altri paesi europei, osserva l’istituto di ricerca, sono le scelte. In Italia si legge la letteratura contemporanea, i classici, i romanzi d’amore e polizieschi. Quasi non si leggono (a differenza che altrove) biografie, libri di storia, di avventura e di viaggi, fantascienza, libri scientifici, psicologici e religiosi.

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