Mutui: lo spread li influenza, vediamo come

Ormai tutti i giorni sentiamo parlare dello spread tra Btp e Bund tedesco (ci si riferisce al sovra rendimento che i titoli di stato italiani debbono offrire al mercato rispetto ai titoli di pari durata tedeschi); ma molti non sanno che ai livelli attuali, anche imprese e famiglie attraverso un rincaro dei tassi applicati su prestiti e finanziamenti a lungo termine ne sono coinvolti in prima persona.

Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Abi, i tassi finali applicati ai nuovi mutui sono cresciuti dal 3,16% di giugno al 3,22% di luglio fino al 3,5% di agosto; un divario di 0,34 punti percentuali che, se a prima vista sembra poco, rappresenta comunque un aumento di 10,76 punti percentuali in un unico trimestre.

Tale aumento si registra nonostante i tassi di riferimento ai quali le banche aggiungono ulteriori spread, Irs ed Euribor, non hanno mostra un analogo incremento; addirittura l’Irs a 20 anni è sceso, mentre l’Euribor a tre mesi è sostanzialmente stabile.

Insomma, alla fine i mutui sono sempre più cari. Ma perchè? Innanzitutto perchè continua a crescere la domanda di questi prodotti e poi perchè le attese sono di un graduale aumento dei tassi di interesse nel futuro prossimo.

Ma l’elemento che più di tutti ha influito è stato l’aumento del costo della raccolta per le banche italiane, anche in questo caso legato alla percezione di maggiore rischiosità che i mercati hanno degli istituti tricolori (ma non solo di loro, lo stesso fenomeno si sta verificando nei confronti delle maggiori banche francesi e tedesche, per non dire di quelle spagnole).

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