Mutui: effetti del taglio dei tassi

L’insediamento di Mario Draghi a presidente della Banca Centrale Europea, dove prende il posto dell’ex governatore Jean Claude Trichet, ha provocato la decisione a sorpresa, ma all’unanimità, di ridurre i tassi di interesse di un quarto di punto, passando dall’1,50% all’1,25% attuale.

Si tratta del taglio dei tassi di interesse che vengono applicati alle banche per il rifinanziamento. Il provvedimento è stato eseguito per migliorare e facilitare l’accesso al credito, stagnante come diretta conseguenza del rallentamento dell’economia, sia per i correntisti privati sia per gli Stati.

Il rifinanziamento serve alle banche per avere liquidità a disposizione ed, in un momento dove diversi Paesi dell’Unione Europea vedono un futuro piuttosto grigio con la minaccia incombente di un fallimento, le banche pagano inevitabilmente di più il rifinanziamento.

Per rendere più equilibrato il sistema ed evitare il peggioramento ulteriore di questo circolo vizioso è stata adottata questa decisione, anche se Mario Draghi, ex governatore di Bankitalia, ha voluto sottolineare che la Bce non è disposta in futuro a proseguire su questa linea di riduzione dei tassi.

Ovviamente questa flessione dei tassi di interesse applicati alle banche per il rifinanziamento ha delle influenze anche sull’ambiente mutui: quelli indicizzati all’Euribor risentiranno del calo sul lungo periodo, mentre quelli indicizzati al tasso Bce avranno un risparmio medio mensile, fin da ora, di circa 20 euro.

Un pò di fiato anche per le famiglie mutuatarie.

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