I commercianti coinvolti in rapporti usurai sono circa 200 mila; tuttavia le posizioni debitorie sono addirittura tre volte questo numero, ossia 600mila. Non solo: negli ultimi tre anni, 190mila imprese hanno dovuto chiudere proprio per debiti o strozzinaggio.
I dati arrivano da Sos Impresa e sono stati resi noti nei giorni scorsi, in occasione del “No Usura Day”. Favorita dalla crisi economica, l‘usura ha visto crescere i personaggi che la praticano: da 25mila a oltre 40mila. A fronte di denunce sempre scarse e di una giustizia lentissima.
Ma chi è che si rivolge agli usurai? Sono i piccoli imprenditori e le famiglie che, facendo fatica ad accedere ai canali di prestito tradizionali, finiscono per cadere in questa trappola. Nell’ultimo triennio sono stati 242mila i piccoli commercianti al dettaglio più 30mila imprese artigiane.
A essere colpite sono in particolare le persone di 50 anni, che hanno sempre operato nel commercio e che hanno oggettive difficoltà a riconvertirsi nel mercato del lavoro. Questo le spinge a fare l’impossibile per evitare che un assegno venga protestato o che la loro attività fallisca. Il profilo è quello degli alimentaristi, fruttivendoli, gestori di negozi di abbigliamento e calzature, fiorai e mobilieri.
E gli usurai chi sono? Generalmente persone note all’autorità giudiziaria, spesso appartenenti a clan mafiosi. Gli interessi sono stabilizzati oltre il 10% mensile.

